L’importanza della pianificazione delle attività negli spazi confinati

da | 16 Aprile 2026 | 0 commenti

AUTORE
Ing. Alessandro Delena, RSPP esterno, Coordinatore per la Sicurezza nei cantieri temporanei e mobili, Formatore e CTP. Socio fondatore dell’Azienda SicurOtto S.r.l.

Incipit:

Nel mondo industriale, gli interventi negli spazi confinati rappresentano una delle attività a più elevata complessità gestionale e operativa, non essendo quasi mai di “routine”. Spesso arrivano all’improvviso: un fermo impianto, un’anomalia, una manutenzione straordinaria non pianificata. Ed è proprio in questi momenti che emerge una domanda fondamentale: l’azienda è pronta a gestire la criticità?

Spazi confinati: pianificazione, controllo e gestione operativa degli interventi in emergenza

La risposta a questa domanda è purtroppo, altrettanto spesso, negativa. Non tanto per la difficoltà tecnica dell’accesso in sé o perché manchino le competenze, quanto per la necessità di garantire condizioni di sicurezza in tempi spesso incompatibili con le esigenze produttive, soprattutto in caso di interventi straordinari non programmati.

È la conseguenza naturale e, per certi versi logica, della assenza di una pianificazione preventiva e strutturata.

La frequente assenza di pianificazione è un aspetto ciclicamente sollevato dagli esperti del settore, come anche dagli organismi di controllo. Si pensi alla circolare n. 42 del 09/12/2010 emanata dalla Direzione Generale per l’attività ispettiva del Ministero del Lavoro, circa un anno prima della pubblicazione del d.P.R. 177/11, che evidenziava come negli ambienti sospetti di inquinamento o confinati le principali carenze prevenzionistiche fossero (e lo sono ancora oggi) attinenti al mancato controllo delle caratteristiche atmosferiche all’interno degli ambienti stessi, riconducibile ad una assenza di pianificazione delle attività, che nel concreto si manifesta in:

  • assente o carente valutazione dei rischi
  • mancata adozione di misure di prevenzione e protezione adeguate
  • carente informazione/formazione (e io ci aggiungo addestramento) dei lavoratori
  • insufficiente gestione delle emergenze

Questi 4 elementi, consequenziali e interdipendenti (dalla valutazione dei rischi dipende la scelta delle adeguate misure di prevenzione e protezione, sulle quali impostare informazione/formazione/addestramento… la gestione delle emergenze segue gli stessi passaggi che partono dalla valutazione del rischio) sono fondamentali per effettuare le attività in sicurezza e spesso sono messi a dura prova quando entra in gioco il “fattore tempo”.

Il fattore tempo: la variabile che influenza pesantemente il livello di rischio

In caso di fermo impianto o anomalia:

  • la produzione viene interrotta
  • i tempi di intervento sono compressi
  • la pressione decisionale interna aumenta (tempi, costi, clienti, ecc…)

Parallelamente, le attività necessarie per un accesso sicuro in spazi confinati richiedono:

  • analisi delle condizioni ambientali e delle attività lavorative da svolgere all’interno dello spazio confinato
  • verifica analitica dell’atmosfera interna
  • predisposizione e utilizzo di attrezzature e dispositivi specifici e adeguati
  • definizione e attivazione di efficaci procedure di ingresso, operative e emergenziali
  • verifica di idoneità tecnico professionale delle imprese
  • coordinamento tra più soggetti

Queste attività non sono comprimibili oltre una certa soglia senza impattare direttamente sul livello di sicurezza, risultando quasi sempre incompatibili con le esigenze operative. In sostanza, quando non sono state pianificate in anticipo, il rischio concreto è quello di semplificare o saltare passaggi fondamentali, entrando di fatto in una logica operativa reattiva, “adattando” la sicurezza alla situazione.

Risulta quindi FONDAMENTALE muovere i giusti passi per tempo, definendo in anticipo ciò che si dovrà fare, come farlo e cosa servirà per farlo in completa e assoluta sicurezza. Il punto chiave è che la sicurezza negli spazi confinati non si costruisce in emergenza, ma si deve basare su procedure efficaci che richiedono:

  • analisi preventiva
  • specificità per ogni tipologia di ambiente
  • ruoli, responsabilità e attrezzature ben definite

Non ci si può affidare a documenti standard da “tirare fuori dal cassetto” all’ultimo minuto. Se le procedure non sono state costruite prima, non possono essere costruite bene sotto pressione.

Da questo punto di vista gli interventi straordinari e non programmati sono quelli che presentano gli scenari peggiori:

  • non c’è quasi mai tempo per analisi approfondite
  • non ci si può permettere di commettere errori
  • ogni ora di fermo ha un costo diretto

Se l’Azienda non ha avuto modo di prepararsi per tempo allora ogni decisione diventa “reattiva”, con il conseguente aumento dei margini di errore e aumento del rischio operativo (e legale). Se invece si è fatto già a monte un idoneo lavoro di pianificazione allora si avrà adeguata contezza di dove si sta entrando e quali rischi si avranno di fronte. Tale consapevolezza situazionale e preventiva consente di sapere quali attrezzature e dispositivi servono, potendoli così avere a disposizione in tempi brevi, e di disporre di procedure di accesso, lavoro e gestione delle emergenze efficaci, pronte e testate.
In questo modo l’azienda potrà disporre di quanto necessario per intervenire in sicurezza ed il personale impegnato nelle attività sarà già in possesso delle dovute informazione e formazione e avrà avuto modo e tempo di addestrarsi all’utilizzo di attrezzature e DPI, nonché all’applicazione delle procedure specifiche.

Classificazione e censimento: il prerequisito tecnico che rappresenta il vero asset strategico

Una gestione efficace degli spazi confinati parte da un’attività strutturata di classificazione e conseguente censimento degli stessi e delle relative caratteristiche. Innanzitutto ritengo doveroso specificare, prima di proseguire nella trattazione di questo articolo, che per spazi confinati intendo gli “ambienti sospetti di inquinamento o confinati” a cui fa riferimento il d.P.R. 177/11, che a sua volta richiama normativamente gli articoli 66 e 121 e il punto 3 dell’allegato IV del d.lgs. 81/08 (benché l’art. 121 meriterebbe trattazione a parte a mio modo di vedere). L’utilizzo del termine spazi confinati, anche in linea con il “confined spaces” utilizzato oltre confine, ritengo che meglio si presti a identificare quegli ambienti che presentano insieme sia criticità di tipo “spaziale”, sia criticità di tipo “atmosferico”, senza rischiare di fare fuorvianti considerazioni legate alla sola componente geometrica di un ambiente (in tutti e 3 i passaggi del d.lgs. 81/08 si fa richiamo alle condizioni dell’atmosfera interna).

Fatta questa doverosa precisazione è opportuno farne un’altra: ad oggi in Italia non esiste, normativamente parlando, una definizione di spazi confinati. I 3 passaggi normativi contenuti nel d.lgs. 81/08 sono retaggio (al 90% ed oltre dei puri copia-incolla) di articoli di decreti degli anni ’50 del secolo scorso, contenuti come elementi “sciolti” in differenti Titoli ed Allegati dello stesso decreto 81/08.

Ai fini di una migliore comprensione è comunque possibile fare riferimento alla definizione tecnica della UNI 11958:2024, che richiama la compresenza di diversi fattori critici, con un’attenzione alla loro presenza anche solo potenziale:

“Ambiente confinato e/o sospetto di inquinamento: Spazio circoscritto non progettato e costruito per la presenza continuativa di un lavoratore, ma di dimensioni tali da consentirne l’ingresso e lo svolgimento del lavoro assegnato, caratterizzato da vie di ingresso o uscita limitate e/o difficoltose, con possibile ventilazione sfavorevole, all’interno del quale non è possibile escludere la presenza o lo sviluppo di condizioni pericolose per la salute e la sicurezza dei lavoratori.”

Specificato cosa si intende per spazi confinati, vediamo da dove partire per poter pianificare le attività in modo strutturato.

Classificazione

Attribuzione delle caratteristiche di rischio presenti nei vari ambienti, sulla base di quanto previsto dalla norma in precedenza richiamata, nonché con l’ausilio della definizione della norma tecnica:

  • presenza o potenziale presenza di gas o vapori pericolosi
  • carenza di ossigeno e rischio di asfissia
  • ventilazione naturale sfavorevole
  • limitazioni/difficoltà in ingresso e in uscita
  • configurazione geometrica e condizioni operative (valutare sempre la possibilità di eseguire le attività dall’esterno senza dover accedere all’interno!)

Censimento

Individuazione puntuale di tutti gli spazi confinati presenti nel ciclo produttivo aziendale:

  • caldaie
  • camerette tecniche
  • camini e condotte di ventilazione
  • cisterne
  • cunicoli di servizio
  • fogne e pozzi neri
  • forni
  • fosse
  • impianti di depurazione
  • pozzi
  • serbatoi
  • silos
  • tubazioni
  • vasche
  • altro…

Valutazione dei rischi: il fulcro del sistema

La corretta valutazione dei rischi rappresenta l’elemento cardine di tutta l’attività di pianificazione. Essa deve tenere conto di tutti gli aspetti legati alle lavorazioni che andranno a svolgersi, partendo da un’analisi di contesto ambientale, con ciò che è già presente all’interno degli spazi confinati oltre a ciò che può essere introdotto negli stessi in base ai processi da svolgersi. Vanno anche considerati i rischi interferenziali e quelli derivanti da eventuali scenari emergenziali, sia interni che esterni.

Per ogni spazio confinato censito si deve effettuare l’analisi degli scenari operativi e delle misure necessarie tenendo conto di:

  • precedenti utilizzi dell’ambiente (eventuali sostanze contenute) e attività da eseguirsi all’interno, considerando anche numero di lavoratori coinvolti e tempistiche
  • messa in sicurezza preliminare degli ambienti (sezionamento degli impianti, dissipazione energie residue, applicazione di sistemi che impediscano il riavvio accidentale degli impianti e dei sistemi di alimentazione, bonifica preventiva e controllo della presenza di eventuali residui di inquinanti, ecc…)
  • modalità di ingresso e di uscita dallo spazio confinato considerando anche gli ingombri di attrezzature e dispositivi di protezione impiegati, le caratteristiche interne degli ambienti (potenziali ostacoli), ecc
  • monitoraggio atmosferico (preliminare e in continua)
  • ventilazione calibrata in funzione della tipologia di spazio confinato e del suo contenuto (necessità di immissione e/o estrazione, definizione del numero minimo di ricambi d’aria necessari, definizione dei punti di posizionamento di ventilatori/estrattori, ecc…)
  • sistemi di comunicazione anche considerando eventuali schermature e ostacoli
  • gestione delle emergenze privilegiando il recupero senza accesso della squadra di soccorso/salvataggio

Queste attività costituiscono la base per ridurre l’incertezza decisionale nei momenti critici, ma da sole non bastano, poiché le condizioni negli spazi confinati non sono sempre statiche e possono variare nel tempo in funzione di vari aspetti (modifiche impiantistiche, variazione dei processi produttivi, modifiche nella destinazione d’uso, ecc…). Tale dinamicità richiede aggiornamento continuo e periodico della valutazione dei rischi, al fine di mantenere coerenza con lo stato reale degli ambienti e con le scelte e le procedure che dalla valutazione derivano.

Procedure operative: specificità e applicabilità

Gli esiti della valutazione dei rischi costituiscono i dati di input per la costruzione di efficaci procedure per l’ingresso ed il lavoro in spazi confinati, che devono essere:

  • specifiche per ciascuna tipologia di ambiente, tenendo conto anche degli utilizzi precedenti dello stesso
  • coerenti con le reali condizioni operative, incluse le condizioni ambientali e di processo a contorno
  • concretamente applicabili anche in contesti di emergenza

L’utilizzo di procedure generiche o standardizzate non è sufficiente, ogni spazio confinato presenta variabili che incidono direttamente sul rischio, determinando scenari spesso distintivi e unici che richiedono idonei sistemi di messa in sicurezza, come ad esempio sistemi per applicazione di procedure LOTO o LOTOTO dedicati alle caratteristiche di impianto.

La procedura deve definire esattamente chi fa cosa, come e quando, partendo dalle attività preliminari e di allestimento delle aree e arrivando poi ad analizzare le fasi di lavoro all’interno dello spazio confinato, includendo gli eventuali scenari emergenziali. I ruoli e i compiti delle squadre di lavoro (ed eventuali squadre di soccorso o salvataggio) devono essere ben definiti a priori, in modo da sapere costantemente cosa occorrerà per operare in sicurezza e non essere colti impreparati.

Spesso (e purtroppo) il vero banco di prova su cui vengono testate le procedure è quello della gestione del recupero dei lavoratori in caso di emergenza.

L’accesso in sicurezza non può infatti prescindere da:

  • definizione di un piano di emergenza specifico, anche coordinandosi con i servizi di soccorso esterni (S.S.N. e VV.F.)
  • disponibilità di sistemi di recupero adeguati alla natura dello spazio confinato e delle aperture di ingresso/uscita
  • presenza di personale efficacemente addestrato e competente
  • tempi di intervento compatibili con gli scenari previsti

Questo aspetto non deve però trarre in inganno, facendo sì che ci “si preoccupi” solo della gestione degli scenari incidentali ed emergenziali. Al contrario bisogna lavorare bene su tutto ciò che c’è a monte di questi scenari e che può determinarli, in modo da scongiurarne la concretizzazione, assicurandosi comunque di essere pronti in caso di necessità.

È opportuno predisporre anche strumenti di controllo e verifica delle procedure implementate, mediante check-list o strumenti similari, in modo da accorgersi per tempo di eventuali mancanze o errori di valutazione. In tal modo è possibile giocare di anticipo e non essere “colti di sorpresa”.

In assenza di procedure già definite e testate, la loro costruzione “in tempo reale” risulta inevitabilmente incompleta o inefficace, se non addirittura impossibile da effettuare.

Attrezzature e dispositivi di protezione: disponibilità e stato di efficienza

Le misure tecniche di prevenzione e protezione definite a seguito della valutazione dei rischi e confluite nelle procedure operative ed emergenziali si basano su attrezzature, apprestamenti e dispositivi di protezione, sia collettivi che individuali, che devono essere sempre:

  • disponibili al momento del bisogno
  • adeguati allo specifico scenario
  • mantenuti in efficienza e verificati periodicamente

Tra questi:

  • rilevatori di gas (correttamente tarati)
  • sistemi di ventilazione
  • dispositivi di recupero
  • DPI di III categoria (inclusi autorespiratori ove necessari)
  • apparecchi di comunicazione

La sola presenza teorica non è sufficiente:
la reale disponibilità operativa è ciò che incide sulla sicurezza e fa la differenza in caso di necessità, soprattutto di fronte a interventi straordinari e non programmati.

Riveste, quindi, particolare importanza la pianificazione dei relativi controlli e la predisposizione di piani manutentivi mirati a garantire un permanente stato di efficienza e funzionalità di apprestamenti, attrezzature e dispositivi di protezione, nonché l’individuazione del personale incaricato (e opportunamente formato) di attuarli.

Formazione e addestramento: dalla teoria alla capacità operativa

L’accordo Stato Regioni del 17/04/2025 ha introdotto, per la prima volta, criteri specifici e di base per l’attività formativa dedicata a chi deve operare all’interno degli spazi confinati, ma una formazione teorica, generica e generalista non basta, da sola, a garantire la gestione efficace delle attività in contesti così critici. È necessario customizzare l’attività formativa sulla base della reale valutazione dei rischi relativa agli specifici ambienti censiti e classificati, nonché ai relativi dispositivi, apprestamenti e attrezzature individuati e alle procedure implementate a seguito della valutazione stessa.

Risulta altrettanto fondamentale effettuare una attività di addestramento specifico a seguito della formazione in precedenza descritta, ricordando che l’art. 37 c. 5 del d.lgs. 81/08 stabilisce che:

“l’addestramento consiste nella prova pratica, per l’uso corretto e in sicurezza di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale; l’addestramento consiste, inoltre, nell’esercitazione applicata, per le procedure di lavoro in sicurezza. Gli interventi di addestramento effettuati devono essere tracciati in apposito registro anche informatizzato”.

Risulta chiara, quindi, la differenza che c’è tra la parte pratica del corso di formazione previsto dall’accordo Stato Regioni del 17/04/2025 e l’addestramento specifico: sono due cose diverse!

È necessario, quindi, prevedere per squadre di lavoro e di soccorso/salvataggio:

  • addestramento pratico all’uso delle attrezzature, apprestamenti e dispositivi che verranno impiegati nello spazio confinato
  • simulazioni di ingresso e lavoro
  • esercitazioni di emergenza, inclusive degli eventuali scenari di recupero di lavoratori infortunati o colti da malore

L’obiettivo è sviluppare competenze operative reali, soprattutto in condizioni di stress e pressione temporale. In questo caso non è pensabile affidarsi ad un addestramento una tantum, ma risulta necessario ripetere periodicamente tali attività per poter pensare di avere personale realmente preparato. Questa è la differenza fondamentale tra una azienda “conforme” ed una azienda realmente pronta.

Autorizzazioni all’ingresso, permessi di lavoro e misure di coordinamento

L’ingresso negli spazi confinati deve essere gestito attraverso sistemi strutturati di autorizzazione, quali autorizzazioni all’ingresso e permessi di lavoro.

Questi consentono di:

  • verificare le condizioni di sicurezza prima dell’ingresso
  • formalizzare ruoli e responsabilità
  • coordinare le attività tra più soggetti

In questo modo è possibile tenere traccia di tutti i controlli da effettuare prima dell’accesso nello spazio confinato e previsti dalle procedure operative, nonché coordinare al meglio le attività. In contesti complessi, come i fermi impianto, il coordinamento operativo rappresenta un elemento determinante per evitare interferenze e criticità.

In caso di appalto di attività a imprese esterne il coordinamento assume ancor più rilevanza per definire con chiarezza i diversi ruoli operativi. Resta in capo al datore di lavoro committente, in tale contesto, la promozione della cooperazione e del coordinamento attraverso la predisposizione del DUVRI (che in presenza di attività in spazi confinati non ammette deroghe alla compilazione come specificato dall’art. 26 c. 3-bis del d.lgs. 81/08), documento nel quale confluiranno le informazioni di carattere ambientale dei luoghi e gli esiti della valutazione dei rischi, nonché gli elementi essenziali previsti dalle procedure operative ed emergenziali. Anche la predisposizione di questo documento, in forma di “DUVRI evoluto”, richiede pianificazione preventiva, rischiando di generare caos operativo se il sistema non è stato ben strutturato in precedenza, in particolare in presenza di fermi di impianto.

Imprese esterne: verifica e qualificazione preventiva

In caso di attività affidate in appalto per interventi non programmati, la selezione delle imprese avviene spesso in condizioni di urgenza.

In assenza di una qualificazione preventiva:

  • non è possibile effettuare una verifica approfondita dell’idoneità tecnico-professionale
  • aumenta il rischio di affidarsi a operatori non adeguatamente preparati
  • si riduce il livello di controllo sulle modalità operative

La predisposizione di un elenco di imprese realmente e opportunamente qualificate consente invece di:

  • ridurre i tempi decisionali
  • garantire standard di sicurezza adeguati
  • migliorare l’efficienza complessiva dell’intervento

Pianificare significa anche qualificare. Un approccio corretto agli spazi confinati include quindi:

  • creazione di un elenco di imprese qualificate
  • verifica preventiva delle competenze specifiche
  • allineamento sulle procedure aziendali
  • test operativi (quando possibile)

Questo consente, in caso di emergenza, di:

  • attivare fornitori già validati
  • ridurre drasticamente i tempi decisionali e di attesa
  • mantenere il controllo sulla sicurezza

Conclusione

La gestione degli spazi confinati non può essere considerata un ambito esclusivo della funzione HSE, ma un più ampio aspetto di governance aziendale, richiedendo integrazione con:

  • manutenzione
  • produzione
  • ingegneria

Solo attraverso questo approccio è possibile:

  • pianificare gli interventi in modo efficace
  • ridurre i tempi di fermo
  • mantenere il controllo sui rischi

Nei contesti produttivi, la pressione operativa sui tempi rappresenta uno dei principali fattori di rischio di improvvisazione. Quando la pianificazione preventiva è assente:

  • la sicurezza viene adattata alle esigenze operative
  • le decisioni diventano reattive
  • aumenta la probabilità di errori

L’improvvisazione non è una scelta consapevole, ma una conseguenza diretta della mancanza di preparazione.

La gestione degli spazi confinati richiede, di conseguenza, un approccio strutturato basato su:

  • censimento e classificazione degli ambienti
  • valutazione dei rischi specifici
  • definizione di procedure operative efficaci
  • disponibilità di attrezzature e personale addestrato
  • qualificazione preventiva delle imprese

In assenza di questi elementi, la gestione degli interventi – soprattutto quelli non programmati – tende inevitabilmente verso modelli operativi reattivi. Inoltre da novembre 2024 è possibile applicare la norma tecnica UNI 11958 “Ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento – Criteri per l’identificazione dei pericoli e la valutazione dei rischi” quale strumento concreto di esecuzione dei lavori a regola d’arte.

Negli spazi confinati, la differenza tra controllo e improvvisazione si costruisce sempre prima che l’intervento sia necessario.

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La SicurOtto Srl, grazie alla propria esperienza in ambito organizzativo e in tema di spazi confinati, può affiancare aziende e consulenti nella pianificazione delle attività all’interno di questa paticolare tipologia di ambienti, sia in caso di interventi con proprio personale che in caso di affidamento di lavori in regime di appalto.

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Ing. Alessandro Delena

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