Formazione continua e esperienza sul campo: le basi per la progettazione in sicurezza

da | 19 Settembre 2025 | 0 commenti

Introduzione

La sicurezza nei cantieri e nei luoghi di lavoro non nasce da dacumenti compilati alla scrivania, spesso a cose ormai fatte. Nasce prima: nelle scelte progettuali, nella capacità di prevedere criticità, nell’esperienza concreta. Per questo la formazione continua e la pratica sul campo non sono un’opzione, ma una condizione indispensabile per ogni professionista della sicurezza e della progettazione.

Di recente siamo stati osptiti del centro di addestramento Scait di Mercato San Severino (SA) (https://www.scait.it/) ed abbiamo approfittato della competenza e della esperienza di un nostro partner di eccellenza, Francesco Catuogno con il suo CATLAB-ideeinquota (https://www.catlab.live/), proprio per mettere in pratica quella che è la nostra filosofia lavorativa: provare direttamente sul campo per poter proporre soluzioni concrete per la sicurezza. Nello specifico parliamo di soluzioni relative a spazi confinati e lavori in quota.

Qui il link al video delle nostre attività, ottimamente montato ed editato dallo stesso Francesco: https://www.youtube.com/watch?v=TT9_93F1kXY

Formazione e aggiornamento: un impegno costante per apprendere direttamente sul campo

Per noi di SicurOtto l’aggiornamento continuo e costante è fondamentale. Normative, tecnologie, materiali e procedure cambiano rapidamente. Restare fermi significa diventare obsoleti. Corsi, seminari, workshop e momenti di confronto permettono di aggiornare le conoscenze e di acquisire competenze nuove, utili non solo a rispettare la legge ma anche a progettare soluzioni realmente efficaci.
La formazione, però, non si esaurisce in aula: è un percorso continuo che accompagna ogni fase della professione.

Per fornire una consulenza di qualità non basta conoscere normative e regole: occorre vederle applicate, capire come i lavoratori rispondono alle procedure, come i materiali si comportano, come le squadre operano, come le macchine funzionano. La formazione sul campo consente di restare al passo con la tecnologia, di verificare la concreta fattibilità delle soluzioni e di cogliere dettagli che nessun manuale potrà mai spiegare fino in fondo. Un progettista che non “prova” non può definirsi completo. Testare procedure, sperimentare materiali, simulare montaggi o fasi di lavoro significa anticipare i problemi e trovare risposte prima che diventino emergenze.

Operando in contesti particolari, quali grandi opere idrauliche come dighe, centrali idroelettriche, metanodotti, opera infrastturali ferroviarie e stradali, oltre che in contesti industriali, siamo consapevoli che per raggiungere alti standard operativi e fare la differenza, in contesti così vari e diversi tra loro, è essenziali puntare a competenze interdisciplinari, che non possono essere appannaggio di pochi. Per questo in situazioni complesse e delicate ci affianchiamo di professionisti davvero esperti nel proprio settore, come con Francesco Catuogno per quanto riguarda gli spazi confinati e i lavori in quota.

La crescita professionale non deve, quindi, essere un percorso solitario. Confrontarsi con colleghi e operatori, condividere esperienze e difficoltà, scambiarsi idee e soluzioni rafforza le competenze individuali e alimenta la cultura della sicurezza. Ogni dialogo diventa un’occasione per migliorare e per evitare errori già affrontati da altri. Lo scambio di idee ed esperienze è fondamentale.

La sicurezza parte dal progetto

Dobbiamo sempre avere bene a mente che inserire la sicurezza sin dalle prime fasi di progettazione significa evitare di “correre ai ripari” in cantiere. Pensare alle protezioni collettive, alle modalità di accesso, ai rischi specifici già in fase preliminare riduce il rischio di improvvisazioni, ritardi e costi imprevisti. La sicurezza non è un allegato, ma un elemento strutturale del progetto. Diviene quindi fondamentale per il progettista vivere il campo, osservare le lavorazioni, parlare con chi le esegue, toccare con mano le criticità. Solo così l’esperienza diventa patrimonio da applicare nella fase progettuale, trasformandosi in misure concrete e realmente attuabili.

Ogni soluzione deve essere verificata e, se necessario, migliorata. Il test non è un passaggio finale, ma un processo continuo: provare, misurare, correggere. Solo così si ottiene un progetto che non resta sulla carta ma diventa strumento di sicurezza reale.

La direttiva cantieri 92/57/cee prima e il d.lgs. 81/08 poi, rimarcano l’importanza di considerare gli aspetti di sicurezza fin dalla fase di progettazione, integrando i principi di prevenzione generali. Questo deve essere chiaro a tutti i livelli gerarchici, arrivando a far diventare la sicurezza fulcro del distema organizzativo, modificando l’errata convinzione che essa rappresenti un costo e rafforzando invece l’idea che essa rappresenti, quando fatta bene, un investimento in termini sia sociali che di produttività.

Conclusioni

La sicurezza non è un quindi solo un documento da firmare: è cultura, è metodo, è pratica. Formarsi, aggiornarsi, provare, condividere e progettare con la sicurezza integrata sono le azioni che distinguono il professionista capace di prevenire i rischi da chi si limita a rispettare gli adempimenti.

Ing. Alessandro Delena

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