AUTORE
Ing. Giorgio Gallo, HSE Senior Specialist, RSPP esterno, Coordinatore per la Sicurezza nei cantieri temporanei e mobili, Formatore e CTP, Membro Comitato CEI 78. Amministratore dell’Azienda SicurOtto S.r.l..
Incipit:
INAIL nel 2025 propone una strategia aggiornata per la gestione dell’esposizione ai gas di scarico dei motori diesel, con un focus su limiti, metodiche analitiche e tutela dei lavoratori.
I motori diesel sotto la lente della salute occupazionale
I motori diesel restano fondamentali in settori come trasporti, edilizia, logistica e industria. Tuttavia, già dal 2012 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato i gas di scarico dei motori diesel — noti come Diesel Engine Exhaust (DEE) — come cancerogeni di gruppo 1, ossia sostanze con evidenze certe di cancerogenicità per l’uomo.
La Roadmap on Carcinogens europea ha stimato oltre 3,6 milioni di lavoratori esposti in Europa, con un rischio aumentato di circa il 40% di sviluppare tumori polmonari.
Il quadro normativo: il D.I. 11 febbraio 2021 e il VLEP
Il Decreto Interministeriale 11 febbraio 2021, che recepisce la Direttiva (UE) 2019/130, ha incluso le emissioni dei motori diesel tra i processi lavorativi che comportano esposizione ad agenti cancerogeni, modificando l’Allegato XLII del D.Lgs. 81/2008.
Contestualmente, ha introdotto un Valore Limite di Esposizione Professionale (VLEP) per i DEE fissato a 0,05 mg/m³ di carbonio elementare, calcolato come concentrazione media su otto ore di lavoro. Questo limite è operativo dal 21 febbraio 2023, con una proroga al 2026 per le attività in sotterraneo.
Il significato del valore limite e la prospettiva europea
Il valore di 0,05 mg/m³ è considerato “operativo” e non sanitario, poiché deriva da una media tra le capacità analitiche attuali e l’obiettivo di tutela della salute.
Studi condotti (come quello di Vermeulen, 2022) mostrano che:
- a 0,05 mg/m³ si stima un incremento di 268 casi di tumore polmonare su 10.000 lavoratori;
- a 0,01 mg/m³, il rischio scende a 166 su 10.000;
- a 0,001 mg/m³, a 26 su 10.000.
I Paesi Bassi hanno già adottato un limite di 0,001 mg/m³, e non è escluso che l’Italia segua un percorso analogo nei prossimi anni.
Come si misura l’esposizione: campionamento e analisi
La determinazione del carbonio elementare nelle emissioni diesel si basa su due fasi distinte: prima si preleva il particolato su un filtro, poi si esegue un’analisi termo-ottica sul materiale raccolto. Esistono quattro protocolli analitici di riferimento comunemente impiegati: NIOSH 5040, varianti “NIOSH-like”, EUSAAR-2 e IMPROVE.
Per il prelievo del particolato possono essere adottate strategie diverse: in alcuni casi si cattura il PM totale (utilizzando filtri a faccia aperta), in altri si seleziona una frazione granulometrica (per esempio PM2.5 o PM1), facendo riferimento a norme tecniche come UNI EN 481:1994, UNI EN 14530:2005 e UNI EN 16909:2017 (queste ultime citate anche nelle indicazioni AIDII 2023).
Un aspetto cruciale è la sensibilità analitica: il metodo NIOSH 5040 segnala un limite di quantificazione (LOQ) dell’ordine di 0,002 mg/m³ per il carbonio elementare. Per raggiungere LOQ più bassi del genere è spesso necessario raccogliere volumi d’aria superiori a 1 m³, il che comporta campagne di campionamento prolungate e analisi con tempi non trascurabili.
Dal punto di vista analitico, l’analisi termo-ottica è un processo multiplo che prima rimuove e quantifica le componenti organiche presenti sul filtro e quindi determina il residuo riconducibile al carbonio elementare. Durante l’esame termico si monitora la trasmittanza laser a 660 nm attraverso il filtro per separare e distinguere il carbonio organico dall’EC. In pratica, il valore di EC viene ottenuto come differenza tra il carbonio totale misurato e la quota attribuita al carbonio organico.
I protocolli menzionati si distinguono anche per la massima temperatura raggiunta nella fase iniziale dell’analisi termo-ottica: IMPROVE arriva a 550 °C, EUSAAR-2 a 650 °C, mentre gli approcci NIOSH-like e NIOSH 5040 impiegano temperature più elevate (rispettivamente 870 °C e 850 °C). Questa differenza termica influisce sulla quantità di carbonio elementare che viene quantificata: i metodi a bassa/medio temperatura tendono a restituire concentrazioni di EC maggiori rispetto ai protocolli ad alta temperatura, e quindi presentano una maggiore sensibilità rispetto alla rilevazione dell’EC.
Questo dettaglio analitico è particolarmente rilevante oggi, perché le moderne tecnologie diesel aumentano la frazione di carbonio organico rispetto all’EC: di conseguenza, scegliere il protocollo appropriato e ottimizzare il campionamento (es. volume d’aria, frazione granulometrica) è fondamentale per ottenere misure affidabili e limiti di quantificazione adeguati.
In sintesi:
Il carbonio elementare rappresenta il tracciante principale del particolato emesso dai motori diesel. La sua misurazione avviene tramite campionamento su filtro del particolato (PM) e successiva analisi termo-ottica. Tra i protocolli analitici più diffusi vi sono:
- NIOSH 5040 e NIOSH-like,
- EUSAAR2,
- IMPROVE.
Questi metodi differiscono per le temperature di analisi (da 550°C a 870°C), che influenzano la sensibilità e la quantificazione del carbonio elementare.
In generale, per raggiungere limiti di quantificazione inferiori a 0,002 mg/m³ è necessario campionare oltre 1 m³ di aria.
Identificare i lavoratori realmente esposti
Quando il contaminante è presente ovunque (ubiquitario), per capire quali lavoratori sono effettivamente esposti per motivi professionali non basta misurare solo in azienda: bisogna mettere a confronto le concentrazioni rilevate sul posto di lavoro con quelle presenti nell’ambiente (immediatamente) esterno al contesto aziendale. Il carbonio elementare rientra in questa categoria perché deriva da combustioni diffuse; tuttavia, a oggi non esistono valori guida di riferimento per la salute pubblica relativi al carbonio elementare, come invece avviene per altri inquinanti (si veda la Direttiva europea sulla qualità dell’aria del 24 aprile 2024).
I valori-guida ambientali sono generalmente espressi come medie su 24 ore o come medie annuali, mentre l’esposizione lavorativa si valuta su turni di 8 ore: confrontare direttamente queste scale temporali è fuorviante. Per discriminare correttamente la componente occupazionale dell’esposizione ai DEE (Diesel Engine Exhaust) è quindi preferibile misurare contemporaneamente la concentrazione in azienda e la concentrazione esterna sullo stesso intervallo temporale; in questo modo si quantifica l’apporto ambientale locale e si valuta quanto della concentrazione misurata sia effettivamente dovuta alle attività lavorative.
Una volta accertata l’origine occupazionale dell’esposizione (ovvero che il valore misurato nel luogo di lavoro è superiore a quello “ubiquitario” dell’area esterna), devono essere attuate tutte le misure di prevenzione e protezione previste dalla normativa sui cancerogeni (Titolo IX, Capo II del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.). Tra le azioni obbligatorie rientrano: la misurazione periodica delle esposizioni, la sorveglianza sanitaria dei lavoratori e l’iscrizione nel registro degli esposti. Queste misure non sono condizionate esclusivamente dal valore misurato: devono essere messe in atto in ogni caso e l’esposizione deve essere ridotta al livello tecnicamente più basso possibile (principio della minimizzazione dell’esposizione residua).
Infine: le concentrazioni che rimangono dopo aver adottato le misure preventive — l’esposizione residua — devono risultare comunque inferiori al VLEP normativo. Ricordo il valore operativo di riferimento: 0,05 mg/m³ di carbonio elementare su media di 8 ore. Se l’esposizione residua supera questo VLEP, la normativa impone l’interruzione dell’attività interessata fino a quando non vengano attuate azioni correttive efficaci per rimettere le concentrazioni al di sotto del limite.
In sintesi:
Il carbonio elementare è un contaminante diffuso anche nell’ambiente urbano. Per distinguere la quota dovuta alle attività lavorative da quella “di fondo”, INAIL suggerisce di confrontare le concentrazioni interne con quelle esterne rilevate nello stesso intervallo temporale.
Se viene confermata un’origine occupazionale, si applicano le misure previste dal Titolo IX, Capo II, del D.Lgs. 81/2008, tra cui:
- misurazione periodica delle esposizioni,
- sorveglianza sanitaria,
- iscrizione nel registro degli esposti.
L’obiettivo è mantenere le concentrazioni al livello tecnicamente più basso possibile (esposizione residua).
Carbonio elementare o Black Carbon? Chiarezza sui termini
Il documento INAIL richiama anche la distinzione tra carbonio elementare (EC) e black carbon (BC). Entrambi derivano dai processi di combustione, ma si differenziano per il metodo di analisi:
- Carbonio elementare: misurato con tecniche termo-ottiche;
- Black carbon: misurato con metodi ottici.
Il Parlamento Europeo (risoluzione del 24 aprile 2024) ha raccomandato il monitoraggio continuo di EC, BC e carbonio organico, in quanto indicatori utili non solo per la sicurezza sul lavoro ma anche per la qualità dell’aria e la salute pubblica.
Categorie di lavoratori più a rischio
Sulla base di dati europei, le concentrazioni di EC rilevate in vari settori risultano mediamente inferiori al VLEP, ma con differenze significative:
- Non esposti o debolmente esposti: meccanici, casellanti, addetti aeroportuali;
- Esposti a valori entro il VLEP: autisti, manutentori di tunnel o acciaierie, operai edili;
- Esposti a valori superiori al VLEP: minatori in sotterraneo.
Per questi ultimi, la normativa impone interventi immediati per il rientro sotto i limiti.
Verso una strategia integrata di prevenzione
Il documento INAIL 2025 propone una visione evolutiva della prevenzione, basata su misurazioni integrate, nuovi traccianti e monitoraggio ambientale continuo.
L’introduzione del VLEP di 0,05 mg/m³ di carbonio elementare rappresenta un passo importante, ma non definitivo. La tendenza europea indica un futuro orientato a limiti più restrittivi e a una gestione del rischio sempre più fondata su dati oggettivi e su metodiche analitiche avanzate.
Riferimenti principali
- INAIL – “Valutare l’esposizione a gas di scarico dei motori diesel”, Edizione 2025.
- Decreto Interministeriale 11 febbraio 2021 – Protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro (G.U. n. 44 del 22/02/2021).
- Direttiva (UE) 2019/130.
- Vermeulen R., Portengen L. – Occupational and Environmental Medicine, 2022.
- IARC, Monograph Vol. 105, 2013.
- Risoluzione legislativa del Parlamento Europeo del 24 aprile 2024 – Qualità dell’aria e monitoraggio del black carbon.
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